I've always wanted to create something useful in order to track down informations about my trips.
Here you are my "Travel Information" link (on the sidebar) with worthy places I've had the fortune to experience, could it be nice (and of course cheap) Hotels as like Restaurants or Pubs or whatever.
I thought could be of some help to anyone interested in visiting those places and also good to me, to remind me nice memories.
Besos
E.
giovedì 30 luglio 2009
martedì 28 luglio 2009
"Feisbuc" Time
I've been rooting around the web lately, specifically blogs and I've noticed many of my friends have disappeared a bit, myself included telling the truth.
I'm sure it's a general condition and surely as "Video killed the radio stars", Facebook has killed blogs and similars.
I guess it's the opportunity of being fast, over-exposed to the whole world and mostly it's this strong curiosity of giving a look to someone else's life.
Surely questionable things, but still good the opportunity of sharing ideas and informations or the chance to pull out from your past someone who had disappeared in the mist.
Neverthless, when something becomes so popular it can gets weary and as always "everything can be fine only if used with intelligence".
This means, I DO NOT:
- post "I need to go to the bathroom"
- send and receive any "hug or kisses"
- get fan of Coca Cola or "Kissing into the sea"
- allow anyone who's not somehow special to me, to scan my trousers.
and I should not abandon this blog.
When I first created it, I wanted to share my life with people I met and spread all the world, as everything could be lost with time if I had not created this link.
Now I feel like I'm all alone over here, a sort of intimacy with my blog while everybody else is surely on Facebook right now, and it makes me somehow feel comfortable.
It will probably be that when you are 40 you find it stupid to be in the spotlight or you're just getting an old grumbler, so that I'll keep my FB link with all the world but I'll prefer to find a proper time to write something more personal here.
E.
I'm sure it's a general condition and surely as "Video killed the radio stars", Facebook has killed blogs and similars.
I guess it's the opportunity of being fast, over-exposed to the whole world and mostly it's this strong curiosity of giving a look to someone else's life.
Surely questionable things, but still good the opportunity of sharing ideas and informations or the chance to pull out from your past someone who had disappeared in the mist.
Neverthless, when something becomes so popular it can gets weary and as always "everything can be fine only if used with intelligence".
This means, I DO NOT:
- post "I need to go to the bathroom"
- send and receive any "hug or kisses"
- get fan of Coca Cola or "Kissing into the sea"
- allow anyone who's not somehow special to me, to scan my trousers.
and I should not abandon this blog.
When I first created it, I wanted to share my life with people I met and spread all the world, as everything could be lost with time if I had not created this link.
Now I feel like I'm all alone over here, a sort of intimacy with my blog while everybody else is surely on Facebook right now, and it makes me somehow feel comfortable.
It will probably be that when you are 40 you find it stupid to be in the spotlight or you're just getting an old grumbler, so that I'll keep my FB link with all the world but I'll prefer to find a proper time to write something more personal here.
E.
domenica 24 maggio 2009
40 in Istanbul
Bella, affascinante, orientale e moderna allo stesso tempo, questa città ponte tra Asia ed Europa ti coinvolge e ti sorprende.
Entrare nei vicoli e nelle "nudità" è un'esperienza di profumi e odori che si contrappone alla maestosità e bellezza dei suoi templi.
Oltre alle già rinomate visite a Santa Sofia , Topkapi e Gran Bazar si aggiungono il mercatino del pesce (ponte Galata verso Taksim subito a Sx) dove si pranza a pochi euro in riva al fiume, e la gita sul Bosforo con le sue meravigliose case affacciate sul mare.
Aver deciso di festeggiare ad Istanbul il giorno dei miei primi 40 anni è un regalo che consiglio a chiunque abbia voglia di evitare lo stress dei festeggiamenti "dovuti" per avvolgersi di atmosfera e fascino.
E.
P.S. Appunti di viaggio:
Mercatino Pesce : ponte Galata verso Taksim subito a Sx, si mangia pesce fresco a pochi euro.
Hotel Sapphire : localizzato in Sulthanamhet, al centro di tutto e ottimamente collegato. Pulito e abbastanza economico.
Ristorante 360: già indicato nella top list del mio Travel Information, si trova a taksim all'ultimo piano di un grattacielo, ottima vista, cibo ottimo e prezzi moderati.
Entrare nei vicoli e nelle "nudità" è un'esperienza di profumi e odori che si contrappone alla maestosità e bellezza dei suoi templi.
Oltre alle già rinomate visite a Santa Sofia , Topkapi e Gran Bazar si aggiungono il mercatino del pesce (ponte Galata verso Taksim subito a Sx) dove si pranza a pochi euro in riva al fiume, e la gita sul Bosforo con le sue meravigliose case affacciate sul mare.
Aver deciso di festeggiare ad Istanbul il giorno dei miei primi 40 anni è un regalo che consiglio a chiunque abbia voglia di evitare lo stress dei festeggiamenti "dovuti" per avvolgersi di atmosfera e fascino.
E.
P.S. Appunti di viaggio:
Mercatino Pesce : ponte Galata verso Taksim subito a Sx, si mangia pesce fresco a pochi euro.
Hotel Sapphire : localizzato in Sulthanamhet, al centro di tutto e ottimamente collegato. Pulito e abbastanza economico.
Ristorante 360: già indicato nella top list del mio Travel Information, si trova a taksim all'ultimo piano di un grattacielo, ottima vista, cibo ottimo e prezzi moderati.
giovedì 16 aprile 2009
Terremoto e Politica !!!
Sottoscrivo e Inoltro.
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
di Giacomo di Girolamo
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Giacomo Di Girolamo
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
di Giacomo di Girolamo
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Giacomo Di Girolamo
venerdì 10 aprile 2009
L'Aquila

Come spesso mi è capitato nella vita, fatti spiacevoli accadono in una splendida giornata di sole.
Quasi a sottolineare l'ironia di certi eventi, il terremoto di questi giorni si è portato via un lungo, piovoso, e freddo inverno, certi quadri grigi sono spariti e con loro anche una parte dell' anima.
Rimangono l'incredulità, la rabbia, i ricordi spezzati e i tanti sentimenti confusi.
Un'amica mi scrive "con la morte nel cuore ed una speranza in tasca", la morte che tutti noi che abbiamo studiato a L'Aquila ma che soprattutto abbiamo amato, vissuto e abbandonato, abbiamo solo avvertito in maniera chiara ma fortunatamente distante.
Svegliati nel cuore della notte da un lunghissimo sobbalzare ci siamo ricomposti per capire da dove venisse tutto questo per poi ritrovarci di mattina presto ad osservare "i nostri luoghi" sventrati.
I luoghi dove una vita da studente è fatta di tante amicizie a portata di mano, lunghe passeggiate che attraversano il centro interamente, un freddo pungente ma "pulito", case affollate di vino e musica, tanti sguardi da incrociare, percorsi brevi e veloci.
E poi la certezza di una tranquillità "scontata", il posto dove i pericoli sono lontani e le ansie dei grandi centri lontanissime.
Rimane adesso il fantasma di quei luoghi, dove ogni angolo è un ricordo e dove quelle lunghe passeggiate notturne aggrappato ad un amico sono impolverate di detriti e di dolore.
Leggere la lista dei deceduti con la paura di un nome conosciuto, i nostri amici per strada senza più una casa, le nostre stesse ex case diroccate sono pugni nello stomaco che affondano ancora di più quando leggo L'Aquila, "la città morta".
Io passerò di li' sempre, su quell'autostrada che la osserva dall'alto e quelle montagne che incutono timore, il sorriso nostalgico al pensiero dei tempi andati e della gente che mi è appartenuta.
E poi quella voglia irrefrenabile di fermarmi, proprio come un mese fa, per un lungo conto in sospeso e un tuffo nei vicoli e negli angoli che hanno fatto parte del mio destino e che reclamano, adesso più che mai, un debito di felicità.
E.
venerdì 31 ottobre 2008
Autumn just came out of my office window
As often happened in the last few years, summer is extending its warm benefits until November, until Rome and i guess the whole south of Italy.
As always occurring, there's a strange feeling about all this, too many months ahead until next hot and then rain, cold, grey...whatsoever.
Neverthless there's a sort of "wind of change" which still makes me wishing all this, warm sweaters, hot chocolates, (luckily and rarely)snow falling, the smell of "burning" chimneys, NO F. mosquitos, to feel home protected when outside is pouring and mostly those long and very relaxing Sundays at home.
Those Sundays when out of the window nothing tells you to get out and you have lot of time to spend on playing, reading, watching Movies...or simply taking your sacred time.
I spent some time in Caracas years ago, enough time to enjoy the wonderful endless warm through the whole year, enough time to think that could be the perfect weather, but still not complaining about what Europe, or better Italy, has to offer me.
Changing seasons, changing clothes, tastes, food, humour and all the colors of this world.
Cheers
E.
As always occurring, there's a strange feeling about all this, too many months ahead until next hot and then rain, cold, grey...whatsoever.
Neverthless there's a sort of "wind of change" which still makes me wishing all this, warm sweaters, hot chocolates, (luckily and rarely)snow falling, the smell of "burning" chimneys, NO F. mosquitos, to feel home protected when outside is pouring and mostly those long and very relaxing Sundays at home.
Those Sundays when out of the window nothing tells you to get out and you have lot of time to spend on playing, reading, watching Movies...or simply taking your sacred time.
I spent some time in Caracas years ago, enough time to enjoy the wonderful endless warm through the whole year, enough time to think that could be the perfect weather, but still not complaining about what Europe, or better Italy, has to offer me.
Changing seasons, changing clothes, tastes, food, humour and all the colors of this world.
Cheers
E.
lunedì 25 agosto 2008
"The Band's visit"

It's been a bit silent this blog lately, and I like to be a sort of back on track with one of the things I like the most: movies.
I wouldn't say just movies, but some particular movie, one of those which normally isn't a box-office Champion and neverthless, a very interesting one !!!
It was "Everything is illuminated" a year ago, it's "The Bands visit" today.
The Alexandria (Egypt) Ceremonial Police Orchestra arrives in Israel to play at the opening of an Arab Cultural Center and from that moment on, it's a sequel of unlucky events that takes the Band to bump into different culture, different people, different places.
As always it's not a technical critic which I'm going to do here, but a sort of slow-delivery emotion which flows back to me, that strange sensation when you leave the cinema and images or feelings keep on walking with you for a while.
A bit slow in some part, it' full of sense of humour everywhere else with a bitter/sweet conclusion : loneliness has not boards and can unite people of any kinds.
Enjoy it if you have chance :-)
E.
martedì 15 luglio 2008
giovedì 19 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
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